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Quando i Medici vennero ad abitare il palazzo che Luca Pitti aveva fatto costruire sulla altura cha domi-navano TOltrarno, le sala dove oggi si conserva la Gallaría Palatina non asistevano ancora. L'araa cha sara poi la Sala di Vanare c'ara giá; e cosl qualla ratro-stante dov'é ora la Sala Castagnoli: per il resto, poco possiamo congetturare par quanto riguarda la zona intomo all'attuala cortila. Nal 1549, allorché per Eleonora di Toledo, sua sposa, Cosimo da' Madici, primo Granduca di Toscana, acquistó questa dimora, la gio-vana duchessa aveva avuto giá nove figli; e, mal adat-tandosi a vivere nel medioavale e chiuso Palazzo Vec-chio, dova i Medici si erano trasferiti dopo lasciato il loro palazzo di Via Larga, desiderava par sé e par i suoi figliuoli un'abitazione spaziosa, piii serena ed ariosa, presso a un vasto giardino. Questi pregi li aveva in notevola misura la dimora dai Pitti, elevata sulla
collinette di Bóboli: vicina al fiume, ma non tanto da esserne seriamente minacciata dalle piana, straripanti dalle rive non arginate.
Filippo Brunallaschi: quasto é il noma che dalle antiche fonti cinquecentascha (Anonimo Magliabe-chiano e Vasari) viene fatto per I'architatto del palazzo, costruito per volonta di Luca Pitti, facoltoso cittadino e uomo politico eminente, sulla collina che domina I'Oltrarno. Tuttavia rattribuzione a lui viene negata soprattutto da vari studiosi recenti in quanto il celebre maestro mori nel 1446 quando il palazzo non ara finito, anzi, si dice, neppure cominciato. II diarista Lapini parla del 1466 come inizio. Ma troppe ragioni non vanno d'accordo con questa affermazione; fra cui quella, di non poco peso, cha proprio in qual-
II prospetto pnncipale del palazzo.