Bővebb ismertető
Marino, dei cavalli e delle pomone, dei miracoli e dei ritratti, sembra quasi di per sé planamente proporre la chiave esegetica del mito, del luogo supremo e remoto di un'umanita che ritrova nell'assolutezza delle sue definizioni formait le radici dell'essere, con urgenza e peso primordiali; ció che rischia di soUecitare una serie di citazioni, analogiche e non filologiche, daU'antico in specie, che istituiscano una dimensione intuitiva, favolosamente poetica, del nostro rapporto con la sua opera (gli egizi, o ' il riso degli etruschi '): « il grande artista sempre offre una situazione antica e moderna insieme, aperta ai riepiloghi piü svariati nel campo della storia, ma in ogni caso situata, senza problematicita, nello slancio vitale di un sollievo universale dove si sommano a un tempo le nostre incertezze e le nostre aspirazioni » (Apollonio). Per chiarire questo concetto di mito diremo che, al hmite, la sua giustifica-zione nella cultura contemporánea si puo dare sul piano di un rifiuto presso che totale della contingenza (che non significa della realtá) come negazione di serie di non-valori, o atteggiamenti negativi dell'essere: come astrazione pertanto a un mondo di idee che si propongono esteticamente assolute, investite di una vaUdita plenaria accettabile, nel rapporto concreto con lo svolgimento del-l'azione, nella sua significazione di simbolo. Naturalmente, nel quadro di una concezione etica o politica dell'arte, una posizione come questa puo parere quanto meno dilatoria, se non genericamente astratta o confusamente rinun-ciataria: certo il suo dato piti evidente — di scarto a un impegno per cosí dire narrativo e costtuttivo del rapporto con la realtá — tende a suggerite giudizi di valore divergenti dal quadro stesso, sostanzialmente formalistici e aproblematici.
Resta tuttavia da vedere quanto, nella proposta di un mondo analogico di bene e di male configurato in serie di assoluti simbolici, la formulazione (o intuizione) del mito incida come intervento diretto nella realtá, si ponga cioe quale termine di una concreta dialettica storica, in che consiste la fondamentale eticita dell'opera d'arte. Ma mito e non feticcio, concetti profondamente diversi apparendo il secondo assai piu legato alia terminología contingente dell'essere in quanto esasperazione di valori assurti a una falsa positivita totale: culturalmente il feticcio, quando si autoponga coscientemente come tale, assume una carica corrosiva rilevabile solo attraverso la partecipazione a quei valori di cui esso si fa espressione (o megaespressione) fondamentalmente irónica, e pertanto il punto di crisi di un certo tipo di saturazione sociale, d'altronde difficilmente giudicabile, per la sua negativita anche fórmale, su un piano di valore preteso assoluto, o estetico (si potrebbe tracciare, in questi termini, il profilo ad esempio della pop-art americana). Al contrario il mito, pur nascendo magari dalla stessa saturazione, si autopone come scelta positiva, instaurando una realtá che tendiamo a definire ideale nel senso che enuclea dalla totalita del reale il senso individúale di tale totalita, in formu-lazioni singóle ma volta a volta totalmente normative. E probabile che tentando in questo modo di svuotare il mito della sua signifi-
Mito: significato e valore
n mito come intervento nella realtá