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Scritti di iViiciieiangeio
La questione della similiarita tra forme letterarie e forme plastiche e delle piu complesse e insidióse. Non sembra tuttavia un caso che critici di vigile acume abbiano definite lo stile di Michelangelo scrittore come "premanieristico", termine — e noto — applicabile anche alia s cultura ( e alia pittura e architettura) del maestro, che del manierismo costitui l'imprescindibile premessa, anticipandone non soltanto ansie e inquietudini, ma soluzioni linguistiche e formali.
Gli scritti di Michelangelo — rime e prose — costituisco-no, come tutto do che emana dal grande artista, anzitutto una confessione, s pie tat a fino all'autoironia, oltre a presentare infiniti motivi, svarianti dalla documentazione storica alio strumento per indagare la profonda spiritualita dell'au-tore. Da tali costatazioni si giustifíca il presente compendio.
Gli elementi fondamentali dell'opera lírica del maestro sono stati identificati dalla critica recente (G. Contini, P. L. De Vecchi, E. N. Girardi, L. Baldacci, H. Friedrich, W. Binni) in un peculiare platonismo estraneo alia corrente del Bembo, in una forte soggezione a Dante, in un parallelo alia linea del Berni; nel tempo stesso demolendo le vecchie accuse di dilettantismo e diarismo senza esigenze espressive realmente pressanti. In effetti e il suo dramma personale — di repubbli-cano e savonaroliano di fronte alia caduta del governo popolare in Firenze, e di uomo e artista di fronte alVostile ottu-sita del prossimo — a fortificare la sua poesia, incoraggian-done la predilezione per forme aspre e torméntate, aliene da edonismi e idilli, con la conseguenza di irrequietezze, risenti-menti, deformazioni sino al grottesco, che impediscono il rag-giungimento di armonía fra le tensioni interne, favorendo invece contrastí dinamíci, antinomie, essenzialita: dove appare chiaro un rapporto diretto con Vopera figurativa (la rela-zione potrebbe estender si fino a t aluni elementi secondari, come Vestrema rarita - sia nelle rime, sia nei dipinti - di elementi paesistici) e con la sua anticipazione del manierismo e del barocco.
Altro elemento tipico di Michelangelo scrittore, la glo-balita dell'impegno di sé, drammaticámente palmare anche nelle prose: nelle lettere, cioe, a lungo considerate come meri testi di cronaca e in tal senso contrapposte alie rime, secondo un atteggiamento che sembró favorito da una missiva dello stesso Buonarroti, la quale, a ben intenderla, significa il contrario di disimpegno. SÍ tratta del biglietto indirizzato
(marzo 1518) a Domenico Buoninsegni per scusarsi di un dettato, il proprio, eventualmente imperfetto:
Quand'io vi scrivo, se non scrivero cosi rettamente come si conviene o se io non ritrovassi qualche volta el verbo principale, abbiatemi per iscusato, perch'io o applicato un sona-glio agli orecchi, che non mi lascia pensare cosa che io voglia.
In cui fra l'altro e da ammirare l'immagine del sonaglio, che sembra inventare un detto popolaresco, e dove parrebbe di cogliere la sarcastica coscienza che dalla deplorata fretta sca-turisce un 'parlato' tumultuoso, denso, gagliardo, di immediata fecondita, di concentrata e pregnante violenza: il contrario, dunque, della sprovvedutezza delVincolto. E la volonta di una comunicazione fulmínea trova, nell'incalzare dei rítmí, una sintassí propria, diversa da quella paludata di un Bembo; una dissonanza a suo modo coerente e, se si vuole, di timbro appunto premanierista: sempre, quale e quanta sia la banalita del tema. Ció si verifica fin dagli anni giovanili, quando gli impeti appassionati riflettono lo sforzo di un'esi-stenza eroicamente tesa a imprese colossali, in lotta contro ostacoli, magari meschini eppure a volte insormontabili, come l'incomprensione di parenti, di colleghi e collaboratori, dei committenti. Ne da prova gia una missiva al fratello Buonarroto (10.11.1507) da Bologna, dove l'artista stava eseguendo il Giulio II poi distrutto:
Sappi che io desidero molto piu che non fate voi di tornare qua [a Firenze], perché sto qua con grandissimo disagio e con fatiche istreme, e non attendo ad altro che a lavorare el di e la notte, e o durato tanta fatica e duro che, s'io avessi a rifarne un'altra, non crederei che la vita mi bastassi, perché e stata una grandissima opera, e se la fussi stata alie mani di un altro, ci sarebbe capitato male dentro [ ].
Ma la pagina piu eletta in tal senso, vero sgorgo di moti possenti che non sembra inadeguato dichiarare improntati a Herribilita' per l'urgere di sdegno, sarcasmo, ardore, malinco-nia, impazienza, entro un contesto di solenne e struggente amarezza, e la lettera dell'aprile 1509 a un altro fratello, Giovan Simone, disordinato e sperperatore, insensibile all'au-torita paterna e al prestigio della famiglia: