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Un fotografo di corte e un regista di melodrammi
Ci sono pittori clie si amano a prima vista, e altri che solo la cultura, il tempo, la maturita insegnano ad amare. Uno di questi e stato per me Francesco Hayez. Vi contribuí, certo, la difFusione di una iconografía deteriore (in certe veccliie latterie milanesi si pote\'ano ancora vedere, non molti anni fa, appese sopra il banco, riproduzioni dei suoi quadri piu fa-mosi), ereditata dal gusto piccolo-borghese del primo Novecento.
Erano i Vespri siciliani che illustravano i manuali di storia. Era la scena del Bacio diligentemente co-piato dal pittore dilettante. Era il Cavour dei vecchi almanacchi. Per una sorta di maligna nemesi, che ta-lora colpisce alia loro scomparsa gli artisti piu onorati in vita, sulla pittura di Hayez si aggrumo tutto il cat-tivo gusto nazional-popolare dcll'Italia savoiarda, con il rischio di confinare questo maestro nei limbo degli illustratori alia Ludovico Pogliaghi.
In realta, basta sfogliare qualcuna delle tavole che seguono per rendersi conto di come quell'angolazio-ne appaia oggi superata, e come sia necessario invece rifare i conti con il caposcuola in pittura del nostro Romanticismo. Perché nessuno meglio di lui ha sa-puto tradurre in immagini quella 'idealizzazione del reale' che da Manzoni a Berchet, in polémica con il classicismo, rappresento per I'epoca una piccola rivoluzione.
Certo anche in Hayez si ritrovano, piu o mene ri-correnti, traccc di gusto classicheggiante. Anche da romántico, egli dipinge inseguendo la grecita, il mo-dello della perfezione statuaria. Discende da qui (complice I'ammirazione per Canova) quella impres-sione di freddezza che lo spettatorc deve superare per avvicinarsi all'arte dell'Hayez. L'ideale della bellez-za classica sembra perseguito talvolta a dispetto del soggetto medesimo, come se una grazia piu sottile delle comuni apparenze possa, anzi debba, essere raffigu-rata anche nei dipingere ció che e bruttó, come la miseria o la disperazione o la vecchiaia. Ritraendole,
Francesco Hayez e impegnato a coglierne comunque gli aspetti nobili: saggezza nella vecchiaia, idealismo nella disperazione, compostezza nella miseria.
La mitología e la storia greca, pórtate in auge dalla Rivoluzione francese (Francesco bambino va a scuola di disegno mentre sta per chiudersi l'eta del Direttorio), contrassegnavano ancora il Romanticismo, insieme alle reminiscenze bibliche, forse come parametri di giustizia sociale, o come aneliti unitari di perdute idealita entro un mondo di ambiguita po-litiche e complicita asburgiche, qual era il Lombardo-Veneto (provincia di un impero di burocrati) in cui crebbe e opero Francesco Hayez.
Mérito suo, comunque, e l'aver introdotto in Italia, mediandola dai suoi interessi per il Settecento francese (non e immemore di Chardin VAmmalata del Museo Cívico di Torino), qucU'aria rinnovatrice e sprovincializzante che il Pellico aveva definito esem-plare per il " dirozzamento degli intelletti italiani". Quando a trcnt'anni espone alia mostra di Brera uno dei suoi primi quadri storici, il Carmagnola, Hayez diventa inconsapevolmcnte l'alfiere del nuovo movi-mento nei campo delle arti figurative. Gli spiriti piu aperti si riconoscono nei suoi dipinti. La reazione al classicismo imperante (ormai ridotto a puro formalismo, a esercizio accademico) non poteva avere interprete migliore.
Dirá acutamente Mazzini definendo l'arte dell'Hayez: la sola "che il pensiero nazionale reclamava in Italia". Si noti che il quadro storico, genere scre-ditato nella nostra época, costitui\a per gli artisti dcirOttoccnto - ce lo pro\ano persino le lettere di Fattori - un traguardo ambizioso. Esso stava al ri-tratto come l'ode al sonetto. II ritratto era afFare pri-vato, una questione personale tra il pittore e il com-mittente. II quadro storico era invece il messaggio 'urbi et orbi' dell'artista verso il suo tempo.
Saranno questi due motivi, il ritratto e il quadro storico, a suggestionare tutta la produzione dell'Ha-