Bővebb ismertető
Liberta
di uno spirito religioso
Immaginiamo di non avere mai visto niente di Giovanni Bellini. Conoseiamo solo il suo nome, che e quello di un grande pittore, ma ci e stato tramandato da una fama senza aneddoti; né ritroviamo, sepolta nella memoria, la frase fatta che ci aiuti a 'sistemarlo' nel modo precario e orribilmente contratto che e proprio delle definizioni.
In questa condizione di relativa innocenza, non potendo percorrere ima ideale gallería delle sue opere,, ci troviamo a sfogliarne le riproduzioni, per esempio quelle contenute in questo volume. Giriamo cioe le pagine dopo pochi istanti di osservazione, irrispettosa-mente, per un vizio di cui siamo ormai vittime con-senzienti e che consiste nel cercare subito l'informa-zione, una sintesi conoscitiva.
Con un proposito di questo genere e giusto che non approdiamo a niente: la pittura di Bellini ci trasporta attraverso soluzioni arrendevoU, che un momento dopo scompaiono, sostituite da altre, e che tutte insieme eludono una chiave interpretativa. Se quella ideale gallería esistesse veramente, visitarla non sarebbe una passeggiata, ma un viaggio, un prodigioso itinerario che sembra toccare terre gia esplorate e che tuttavia ci comunica il presentimento della scoperta.
Poiché qualche cosa abbiamo gia visto e letto di Mantegna, di Antonello da Messina, di Piero della Francesca, di Giorgione, da questa prima escursione nel territorio di Giovanni Bellini sappiamo benissimo in quale secolo ci troviamo. Abbiamo cioe ricono-sciuto nelle sue opere certi punti di riferimento, una situazione culturale. Di ciô che lui veramente e, abbiamo invece appena un inizio di percezione ; sentíame che non sará possibile awicinarci dawero alia sua pittura, se non andando ohre i primi livelli del-l'osservazione, oltre i piaceri del racconto, della lettura, della técnica, dell'intelligenza, che altrove ci trat-tengono alia superficie del quadro.
Qui non ci seduce niente di cui possiamo farci complici: nessun oggetto pittorico o acrobazia pro-
spettica o furia fantastica, non c'é gioco né spettacolo. Ora sappiamo, con certezza e quasi con imbarazzo, che dovremo ripresentarci davanti a Giovarmi Bellini disarmati, disposti a contemplare. Abbiamo avuto l'intuizione che la sua voce poetica sia scevra di or-goglio intellettuale.
Guardiamo, per prova, tma delle opere della sua piena maturita, la Madonna del prato della National Gallery di Londra. Superata la distrazione che oggi ci separa dai soggetti sacri, un primo passo nell'av-vicinamento al quadro consiste nel vedere che, come Giovanni Bellini per certo credeva, la dorma sa Chi e il bambino che tiene sulle ginocchia. Lo adora, ab-bandonato a un sonno umano, con una serenita rag-giunta attraverso lo sgomento di una tremenda con-sapevolezza. II paesaggio, che abbiamo visto conquistare sempre piu spazio nelle opere precedenti, e qui ancora piu vicino perché la figura femminile e seduta per terra; non sul prato si direbbe, ma su tm lembo, neutro e quasi immateriale, della scena terrena che si compone, in pace, dietro di lei. Il castello, la casa, i campi, gli animali, la donna blanca e l'uomo sdraiato, gli esili alberi sfogliati dalla stagione, e il cielo su di essi, restano al di la dell'altra scena, quella divina, trattenuti in una sospensione che non e per poca parte nell'efietto — d'incanto, d'imminente rivelazione? — di questo quadro. II pittore non vuole, o non puô intimamente, confondere i due piani o immergerli l'uno nell'altro, per quanto sappia concepire questa suprema unita e saprebbe rappresentarla ; lo trattiene ció che forma la poesia, per noi quasi dolorosa, dell'opera: una reverenza, un timore sincero, la rehgiosita.
Chi e dunque quest'uomo, capace di resistere a un'idea cosi tentatrice? Non si puô conoscerlo che dalle sue opere, come l'albero evangehco dai frutti.
Pare che, nella sua lunga vita senza storia, Giovanni Bellini non abbia fatto altro che dipingere; ed e certo che lo ha fatto sempre meglio man mano che procedeva nella pittura e nelTeta. Non era uomo da