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La favola Gentile
La fiaba pittorica di Gentile da Fabriano si inserisce di diritto in quella assai piü ampia del gotico internazionale europeo, costituendo una delle pagine fondamentali del filo-ne italiano.
Dalle Fiandre alia Boemia alPItalia, usufruendo per lo piü delle vie fluviali del Reno, del Danubio, deirisarco e delPAdige, questa corrente artística, prevalentemente pittorica, si diffonde ovunque con gli stessi caratteri di raffinatezza, eleganza, fantasia di colorí e di costumi e, insieme, con una piü acuta osservazione della realtá; un'attenzione epidérmica, proprio a fior di pelle, rivolta soprattutto alie piccole cose: ai fiori, alie erbe, ai costumi, ai gioielli. Sono le 'cose' che contano ancora, non l'uomo con la sua natura piü profonda e complessa, con i suoi problemi e le sue passioni: la stessa serena indifferenza é nei volti delle Vergini adoranti il Figlio, delle sante e dei santi martiri, senza particolarí sof-ferenze e senza riflessi di cruento martirio. II gotico-intema-zionale si svolge come una grande favola tutta esteriore, senza compUcazioni intellettuali, filosofiche, di pensiero, come un gioco in uno specchio mágico, che traduca in chiave ancora piü sognante la vita córtese di un mondo cavalleresco fatto di cacce, di giochi, di fasti, qual era quello delle corti europee, affermatesi nei piccoli stati nati dall'effettivo disfa-cimento dellTmpero; o meglio, un lato di questa vita, il piü fittizio probabilmente, ma certo il piü affascinante, in una sorta di cronistoría illustrata dei fatti che avevano comin-ciato a definire la vita di quel mondo giá un secolo prima. Ed é sempre cronistoría attuale, anche quando raffi-gura scene ed episodi sacri, a esso estranei, come la Nativi-tá, TAdorazione del Bambino o i miracoli di qualche santo. All'apparenza si direbbe un'arte semplice, sbocciata spon-taneamente su un ceppo precedente, tutta in punta di pen-nello, che lascia libera la fantasia, senza tormenti e problemi formali, di concetto e di técnica; un'arte nata col nascere delle eleganze, dei capricci, dei giochi di quella so-cietá córtese che essa illustra con infinita, piacevolissima liberta. Invece anch'essa ha una sua studiatissima orígine, presenta i suoi problemi, le sue intricate difficoltá di formazione í di affermazione; partendo dai piü antichi e misurati ante-Sedenti, essa subisce, nel tempo e attraverso vari e dispara-
ti contatti, trasformazioni sempre piü notevoli; e si afferma infine nel gioco dei mutamenti sociali e politici, determi-nandosi in base a precise ragioni storiche.
Proprio perché legata fortemente a determinate esigenze e condizioni storico-sociali, si afferma piü o meno salda-mente e piü o meno a lungo in certe regioni piuttosto che in altre, mantenendosi sempre entro i suoi limiti culturali ed espressivi. Per le stesse ragioni per cosí dire etniche, storiche e politiche, in ognuno dei paesi europei il ceppo co-mune in parte si trasforma e si vivifica con gli apporti di civiltá e di tradizioni artistiche anteríori che ne costitui-scono il substrato oríginarío.
Di difficile individuazione, se non misterioso, e il legame di quest'arte córtese con i seven canoni formali dell'epoca subito precedente. Indubbiamente perô, essa si richiama talvolta alie grazie gentili della scultura gótica francese, ben piü impegnativa e rícca di sottigliezze intellettuali, e ai pre-ziosismi grafici della miniatura trecentesca che in seguito, attraverso le tappe di altaroli portatili e piccole ancone, giun-gerá a tradursi e a estendersi, sempre preziosamente nei grandi arazzi multicolorí e in particolare, in Italia, negli af-freschi visibili soprattutto nella regione lombarda.
La Lombardia si era arricchita di esperienze pittoríche transalpine non soltanto attraverso i maestri che convenivano da decenni nella attivissima fabbrica del Duomo müanese, ma anche per apporti certi, anche se non documentati, nel-Tambiente della corte viscontea. Va ricordato a questo proposito che ancora nel Trecento era venuta dalla Francia Isa-bella, moglie di Gian Galeazzo, mentre dalla Lombardia Violante, figlia di Galeazzo II Visconti, andava sposa in Inghil-terra, e nel 1389 Valentina, figliola di Gian Galeazzo, spo-sava Luigi di Turenna.
Del resto, per quanto riguarda ITtalia, si tratta quasi del ritorno di un filone familiare e casalingo, partito nella metá del Trecento da Siena, alia volta della Francia, con Simone Martini che, ad Avignone, aveva dato i suoi frutti piü splendid! e modemi. Proprio ad Avignone, alla corte dei papi e all'abbazia di Villeneuve, operarono insieme pittori italiani e francesi; e proprio ad Avignone, per la prima volta, due diverse civiltá artistiche si erano integrate e donate a vicenda qualcosa: l'attenzione italiana al volume, alla forma, ai pro-