Bővebb ismertető
Lungo pomeriggio di un fauno
Tutte le volte che mi sono incontrato con Boldini, e non tanto per scriveme quanto piü semplicemente per capire, ho sentito quasi físicamente il suo sguardo; questo accadeva anche quand'ero renitente al suo lin-guaggio, prevalendo un'incompatibilitá tra certi miei impegni interiori e quello che anche a me appariva essere un mondo che oltre ogni splendore della forma riusciva inaccettabile come l'altro di D'Annunzio, anzi da contrastare. Confesso apertamente questo rinno-varsi del peccato socrático e cristiano verso la vita dell'espressione, e proprio perché accadeva durante lo sforzo di liberarla da schermi e pregiudizi antichi e modemi, venerandi o soltanto volgari o professórii; e tanto piü in quanto debbo anche a Boldini, alia con-traddizione in cui mi poneva, il superamento del mo-ralismo sopraffattorio per una concezione in cui poesia ed ética del lavoro artístico venivano a trovarsi in un rapporto che non negava od escludeva, anzi veramente condizionava una piü interna ed autentica com-prensione.
Non parlo dello sguardo degli autoritratti — valga per tutti quello della pinacoteca ferrarese del 1911, glacialmente aggressivo, di rapace indómito che si volta verso la preda sapendo tutto quanto ne puö ri-cavare, pero non potendo essere sazio -, ma del guardare mobile, provocante, avvolgente, trascinante del suo pennello, quale si resuscita in ogni osservatore sensibile dai suoi vortici visivi, potendo giungere ad un parossismo d'agitazione quasi orgiástica.
Una pennellata di cui tutto sommato s'é inteso poco, mi sembra, assumendola come l'indice di un'ele-ganza se si voglia suprema, ma fluidamente leggera e danzante; anche se a volte - é tanto chiaro per chi sia capace d'immedesimarsi con la sua originaria energía di proiezione - ha la movenza ipnotica di un abbaci-namento serpentino, o stafíila ferendo come un cólpo di frusta da Palio di Siena, od erompe come un flutto liberato.
Per render piü incisivo lo scarto che si segna, pen-
siamo alia música, proprio a quella contemporánea: cos'ha a che vedere la rítmica incalzata, frangente, impetuosa, drammatica, carica di saettanti contrap-punti, del pennello movente di Boldini, con il volut-tuoso waltzer Viennese e cosi col pur piü sanguigno can-can parigino? Ma nemmeno con la música crepu-scolare o decorativa o coloristica o naturalista o folklorista. II gesto orchestrale di Boldini da piuttosto ragione alia sua intuizione spontanea, cioé al culto per Verdi, di cui ci ha lasciato la sola, aquilina immagine degna del genio, alia sua altezza.
Un grosso errore d'ottica storica, pur non totale, ha presieduto alia lunga incomprensione o miscono-scenza dell'artista, includendo come spesso awiene altri errori, principale quello dell'indistinzione del reale movimento della sua personalita.
Boldini e passato e passa come il pittore rappre-sentativo di una situazione, la 'belle époque' con capitale Parigi, come il supertestimone o lo specchio di un tempo del quale la sua arte e stata considerata emblemática. Non conosco eccezioni a questa interpretazio-ne, né tra i detrattori o restrittori né tra gli esaltatori o rivendicatori di Boldini, su questo punto unanimi, egualmente obbedienti au pifometre dell'ineffabile sociología applicata, incapaci di prevedere l'implacabil-mente sarcastico pied de nez dell'artista.
II paradosso é che Boldini é stato adottato per in-carnare un mito, postumo e tutt'altro che presente nelle coscienze dei contemporanei, sino a identificare la sua arte, o meglio le sue immagini, esaurientemente con esso. 'Belle époque' e Boldini si sono sovrapposti in dissolvenza o scambiati, costando a Boldini la perdita o lo storno della sua identita.
Non e la prima volta che si nega fiducia di consi-stenza, anzi semplicemente di esistenza, alla 'belle époque', la cui definizione nostalgica e recente, e nul-la ha a che vedere con le ragioni, che si possono reca-pitolare nei quarantacinque anni di progresso senza guerre, per le quali una storiografia che oggi malgra-