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Sublimazione senza dramma
Una gallería di Madonne, di santi, di armigen soa-vi, di implorazioni e drappeggi : quale peggior requisito in tempi di contestazione? Tale puo apparire al primo incontro, a una superficiale lettura, l'opéra del Perugino. Del resto, un'arte siffatta, che sembra nascere condannata alia perfezione e al formalismo, rischia — ai giorni nostri piu inclini al "carat-tere' che alio stile — di aver poca presa sul piano emozionale.
Vi sono coevi del Perugino di cui ognuno saprebbe citare le opere piu celebri o l'aneddotica saliente. Di Pietro Vannucci, entrambe sono familiari ai soli spe-cialisti. Una ragione in piu, dunque, per riproporre il discorso su un Perugino diverso, sul quale l'ombra del-l'allievo Raffaello non cada cosi perentoria come qualche dipinto sembra suggerire.
Molto si e scritto, sulla scorta di un passo del Vasari ("Fu Pietro persona di assai poca religione, e non se gli poté mai far credere l'immortalita dell'anima"), e dibattuto intomo al suo preteso o negato agnosticismo. Bisogna dire, anzitutto, che sebbene il soggetto debba essere, in pittura, puro pretesto pittorico, e difficile sottrarsi del tutto ai significati della rappresen-tazione. Ma, se lo spettacolo resta condizionato dal suo contenuto religioso (quelli borghesi nasceranno di 11 a pochi anni nei Paesi Bassi), e pur vero che l'occhio deve imparare a coglieme le virtu formali, ad awen-turarsi in ricognizioni nuove, le quali saranno di volta in volta il paesaggio, l'architettura, l'anatomia, e infine quella dimensione spaziale che il Berenson rilevô per primo nell'arte peruginesca.
Se poi fosse, il Perugino, artista miscredente, e affare che non ci riguarda. A noi place immaginarlo, come Galileo, costretto aU'ipocrisia per campare la vita, il che e fenomeno che si perpetua oggidl. E che gli piacesse campare bene, lo testimonia la biografia del Vasari: "Aveva ogni sua speranza ne' beni della fortuna, e per danari avrebbe fatto ogni male contrat-to. Guadagno molte ricchezze, e in Fiorenza muro e
compró case; ed in Perugia ed a Castello della Pieve acquistó molti beni stabili".
Un pittore di santi che non crede ai santi, ma sa che essi sono I'unico tema della sua epoca. Un artista che non ha quasi coscienza di essere tale, e perció non ri-vendica per se stesso alcuna liberta. Mal un'invenzio-ne fantastica, mai un colpo d'ali. Non un genio, certo. Ma la compostezza fatta regola di mestiere. Una mu-sica d'archi lleve e un po' scolastica, attenta all'effetto dell'insieme, affinché nessuno strumento vi primeggi.
É dentro questi limiti che va cercata la grandezza del Perugino. L'autoritratto del Cambio é, sotto questo aspetto, rivelatore: 11 volto di un cittadino che potremmo definiré 'uomo-medio' del Rinascimento. Lionello Venturi lo descrive "un po' rozzo, un po' gofio, un lavoratore bonario". Semmai un capomastro, rissoso ma uso a riverire i potenti, con lo scetticismo sul lab-bro di un umbro del Quattrocento, ma senza nulla di umanistico, anzi con un rifiuto dell'intellettualismo che animava altri colleghi suoi, da Botticelli a Leonardo.
Dunque un uomo qualsiasi, sposato e padre di fa-miglia, e pur capace di prodigi, capace di sublimarsi dinanzi al muro bianco di una cappella da affrescare, dinanzi a una tavola posta sul cavalletto.
II primo straordinario esempio ce lo offre nel 1473, a venticinque anni, con le Storie di san Bernardino. Personaggi e architetture qui son ben altro che puro mestiere. La Guarigione della ragazza o 11 Miracolo deirAguila inventano nuovi rapporti di spazio tra la figura umana e la realtá fisica circostante. I pilastri istoriati sono carme d'organo di un invisibile concerto. La música esce attraverso il pórtale sulla campagna. Una luce attualissima, da parco lampade, bagna i personaggi come su un set cinematográfico. Gli attori sono presi dalla realtá: contadini, lavandaie, mozzi di stalla travestiti da frati, da beate, da paggi. Trasfi-gurati dal pennello in un minuetto immobile, sovru-mano. II Perugino regista insegna ai suoi umili eroi la grazia inimitabile degli dei, il modo in cui si tiene la