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storia della pittura italiana
J\ Vinci, poco lungi da Empoli, e particolarmente, come indica la tradizione popolare, ad Anchiano, frazione di quel comune, sul pendió méridionale del monte, in un casolare sul poggio, nacque nel 1452 Leonardo, "non legiptimo,,, da Ser Piero, notaio, figlio del notaio Antonio, e da monna Catarina Fu battezzato nella chiesa castellana di Santa Croce in Vinci. Cinque anni dopo, allorche la madre prese a marito certo Accattabriga, Leonardo e presso I'avo, e vi resta fin verso i diciassette anni, quando Ser Piero trasporto il domicilio a Firenze, per esercitarvi il notariato, e tener procura del convento della Santissima Annunziata. Puô ritenersi che la vocazione dell'adolescente per le arti belle si manifestasse cosi viva nel paese natale, nel dolce clima e nella pace dei campi, da rendersi per lui indispensabile la scelta di un maestro. Ne fu scelto uno grande, il Verrocchio, artista caro ai Medici, scultore che parve prendere la successione di gloria da Donatello; pittore degno d'essere contrap-posto ai Pollaiuolo, che, con le grandi tele delle " Fatiche d'Ercole ,, avevano dato esemplari alia nuova generazione toscana. E probabile che Ser Piero da Vinci, presa nel 1470 dimora a Firenze, s'affrettasse a collocare suo figlio nello studio del Verrocchio, perché poco piu tardi, nel 1472, Leonardo si trova inscritto nel " Libro Rosso de' debitori e creditor! ,, della Compagnia dei Pittori in Firenze. Cosi, dopo un breve tirocinio, pur rimanendo nello studio del Verrocchio, Leonardo gia era matricolato tra i pittori. Certo egli arrivô alla soglia dello studio del maestro con una preparazione straordinaria, tanta ebbe natural forza di penetrar nelle cose, Dobbiam credere che la sua maturité di spirito fosse gia fatta grande nel silenzio del luogo natio, nella contemplazione della vita della terra e degli esseri; e che nel ricever cola i rudimenti del sapere, egli facesse d'ogni nozione tesoro, d'ogni libro vivo commento, d'ogni verita suo cibo. Lo spirito di riceroa nei segreti, nei misteri delle cose, doveva animare il prodigioso giovinetto; la loro bellezza illuminarlo.